Orsini Arte

PELAGIO PALAGI

(Bologna 1775-Torino 1860)

Il primo navigatore, incoraggiato da Amore, si accinge a salire sulla piroga per raggiungere Melide sull’isola

1810 circa

Penna e acquerello su carta, 230 x 320 mm.

Iscrizione a grafia antica sul margine inferiore: “Il primo Navigatore.”

In cornice dorata coeva.

 

The recherché subject of this fine drawing by the Bolognese artist Pelagio Palagi is taken from the work “The First Navigator” (Der erste Schiffer, 1762) by Salomon Gessner.

 

Il soggetto colto e raffinato di questo disegno dell’artista bolognese Pelagio Palagi è tratto dall’opera Il primo navigatore (Der erste Schiffer, 1762) di Salomon Gessner, poeta e pittore svizzero, che divenne famoso in tutta Europa per i suoi poemi in cui evocava il ritorno a una mitica età dell’oro, alla purezza della natura e ai sentimenti primitivi dell’uomo. A partire dal 1777, grazie a Fernando Ceppelli e alla sua traduzione degli Idilli pubblicata a Venezia, anche in Italia si diffuse il pensiero preromantico di Gessner, che, tra gli artisti, ebbe una forte influenza, in primis su Felice Giani. Il pittore faentino tradusse più volte in immagini le gesta del primo navigatore: nel 1806 entro il ciclo pittorico del palazzo dell’Ambasciata di Spagna a Roma e nel 1810 nella decorazione di Casa Conti a Bologna. Entrambe le imprese erano certamente note al Palagi, trovandosi l’una nel suo luogo natale e l’altra nella città dove soggiornò per quasi un decennio, ma è in una piccola tela giovanile di Giani, Il primo navigatore scopre come costruire i remi, oggi alla Pinacoteca Nazionale felsinea, dove probabilmente va ricercato il precedente del nostro disegno. La figura di Amore nel disegno di Palagi ricalca quella ideata da Giani, sia per la postura sia nella posizione del braccio sinistro. Varia però l’episodio narrato, il che rivela una conoscenza diretta da parte di Palagi dell’opera di Gessner. Il disegno rappresenta il momento in cui il primo navigatore finalmente si appresta a salpare verso l’isola dove è imprigionata Melide, di cui si è innamorato ascoltandone il bel canto. Amore gli indica la strada e lo incoraggia mentre il carro dell’Aurora libera il cielo dalla tempesta che si era scatenata nella notte e aveva messo in serio dubbio l’impresa. Anzi, Palagi, da buon bibliofilo, doveva aver approfondito lo studio della fonte principale dell’opera di Gessner, ovvero Teocrito, visto che l’Aurora è qui rappresentata su un carro trainato da due cavalli bianchi, proprio come dettava il poeta ellenista.

 

Bibliografia: Gessner S., Idilli del signor Gessner di Zurigo ridotti in versi italiani dal signor Ferdinando Ceppelli..., Venezia 1777; Pelagio Pelagi artista e collezionista, catalogo della mostra a cura di R. Grandi, Bologna 1976; L'ombra di Core. Disegni dal fondo della Biblioteca dell'Archiginnasio, catalogo della mostra a cura di C. Poppi, Bologna 1989; Pelagio Palagi pittore. Dipinti dalle raccolte del Comune di Bologna, catalogo della mostra a cura di C. Poppi, Milano 1996; Ottani Cavina A., Felice Giani 1758-1823 e la cultura di fine secolo, Milano 1999.

€ 4000
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