Orsini Arte

GASPARE LANDI

(Piacenza, 1756 – 1830)

RITRATTO DI TOMMASO MINARDI, 1821 circa

Olio su tela, 59 x 49,5 cm


Questo dipinto è una versione inedita, emersa di recente, del ritratto che Gaspare Landi eseguì intorno al 1821 per celebrare la tribolata nomina di Tommaso Minardi alla Cattedra di Disegno dell’Accademia di San Luca, dove l’artista faentino aveva frequentato i corsi dello stesso Landi, che fu a capo della Scuola di Pittura dell’istituzione romana dal 1812 al 1827.

Landi doveva aver provato un sincero orgoglio nell’osservare l’ascesa del suo ex allievo per il quale provava affetto e ammirazione, come emerge da una lettera inviatagli da Piacenza il 19 giugno 1824: “Il mio carissimo amico signor Minardi sa che le voglio bene davvero, e non da burla ed ogni momento desidero occasioni che lo potessero convincere di questo sentimento, educato e cresciuto da lui medesimo per le tante belle doti che lo adornano e per un distintissimo ingegno per la nostra bellissima arte”. A questo punto della missiva, Landi fornisce un’importante informazione sulla vicenda del ritratto qui presentato: “così, qui dove mi trovo, a coloro che guardano il suo ritratto, non faccio che ripetere l’equivalente delle parole che le ho dette sopra, ma non molto più, perché il molto più non lo sopporterebbe la sua modestia” (Ovidi 1902). Il pittore piacentino era dunque in possesso di un ritratto di Minardi, verosimilmente una versione del dipinto dell’Accademia di San Luca che Landi, seguendo una pratica piuttosto comune, potrebbe aver realizzato per sé con l’intento di mantenere vivo il ricordo dell’amico.

Il primo incontro tra i due artisti è descritto da Guglielmo De Sanctis (1900): “Mi raccontava poi come un tal marchese Terzi, studioso di pittura, solendo frequentare la cappella Sistina – dove Minardi dal 1810 era impegnato a realizzare un grande disegno del Giudizio Universale destinato a essere tradotto in incisione (ndr) -, ebbe quivi occasione di vedere l’incominciato disegno, che egli non mostrava ad alcuno, e tanto a lui piacque, che gli domandò in grazia di visitare il suo studio; e poiché ebbe veduto le sue composizioni, volle che le facesse conoscere anche al Landi, il quale molto le ammirò, e si volse al giovane autore dicendo: ‘Io mi vergogno davvero d’essere stato sì lungo tempo senza conoscere un artista di tanto merito’. Ei dunque prese subito a proteggerlo e a divulgarne la fama”.

Sempre De Sanctis (ibidem), raccontando dell’affetto con cui anche Minardi soleva ricordare il Landi, rivela un altro particolare rilevante: Minardi del suo maestro “conservava molti bozzetti ed un bellissimo ritratto fatto a lui stesso, ove la vivace espressione degli occhi e la bocca atteggiata al favellare fanno palese il fuoco che animava il maestro mio nei suoi migliori tempi e che non gli venne meno in età più tarda”. Dunque anche Minardi ebbe per le mani una versione del ritratto, ma non è possibile stabilire se esso corrisponda a quello poi destinato all’Accademia di San Luca, perché l’artista faentino, come e forse più di Landi, avrebbe avuto tutte le ragioni per desiderarne una versione tutta per sé. 

Per Minardi Landi era “persona affabile, schietta e senza ombra d’orgoglio” e ricordava “come egli andava dicendo essere pittore, più per forza del caso, che non dello studio” (ibidem). Questa ultima affermazione, qui utilizzata per connotare positivamente il temperamento umile del Landi, verrà ripresa da Minardi con accezione negativa in un testo pubblicato dall’Ovidi (1902) dove il pittore faentino accusava il suo maestro di essere incline “al colorito, senza darsi cura d’altro”, ovvero di trascurare nelle sue opere l’importanza del disegno, nell’ennesima disputa tra sostenitori dell’uno o dell’altro fondamento della pittura. 

Resta il fatto che il dipinto dell’Accademia di San Luca, e, di riflesso, il nostro, sia, secondo Grandesso (2000), “tra i più rinomati ritratti di Landi”, per Mellini (1983) financo superbo -, e corrisponda alle qualità che un ritratto doveva possedere per essere efficace secondo i canoni fissati da Giuseppe Antonio Guattani nel 1807: “A chiunque conosce quel ramo d’arte Pittorica, è noto, che la perfezione del Ritratto consiste nel rappresentate con la maggior semplicità possibile una persona, secondo la più gran verità della natura, nelle sue abitudini più familiari, coll’abbigliamento, e col vestito suo solito. Non basta: perché il Ritratto riesca al punto d’illudere, sembra debba essere creato da un pensiero istantaneo dell’artista, come di volo, e nel momento più bello della fisionomia, in cui tutto si sviluppi il carattere del ritraendo”. Anche Mazzarelli (2003) individua l’“un’estrema naturalezza” del ritratto: “Minardi è colto mentre si rivolge verso il pittore, la bocca socchiusa, lo sguardo confidenziale e l’atteggiamento disinvolto, con la mano che si protende lievemente in avanti e si appoggia alla cartella dei disegni” in un esempio vibrante di naturalismo e introspezione psicologica, elementi fondamentali e molto apprezzati dello stile di Landi che nel campo della ritrattistica arrivò a contendere il primato ad Angelica Kauffmann.


Riferimenti bibliografici: G.A. Guattani, Memorie Enciclopediche Romane sulle Belle Arti, Antichità, etc., Roma 1806-1819, II, p. 65; L. Scarabelli, Opuscoli artistici, morali, scientifici e letterarii. Scritti artistici, Piacenza 1843, pp. 116, 119; G. De Sanctis, Tommaso Minardi e il suo tempo, Roma 1900, pp. 42, 45-46; E. Ovidi, Tommaso Minardi e la sua scuola, Roma 1902, pp. 32-34, 224 ss.; G. Incisa della Rocchetta, La collezione dei ritratti dell’Accademia di San Luca, Roma 1979, p. 75, n. 293; G.L. Mellini, L’Antioco e Stratonice di Gaspare Landi e un altro autoritratto, in “Labyrinthos”, II, 1983, p. 32; A. Cera, La pittura neoclassica italiana, Milano 1987, tav. 496; S. Grandesso, Gaspare Landi (1756-1830). Fortuna critica e catalogo dell’opera, tesi di diploma, Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, aa. 1999/2000, pp. 195-197 (n. 172); C. Mazzarelli, scheda in Maestà di Roma. Universale ed Eterna Capitale delle Arti, catalogo della mostra, Milano 2003, I, p. 308; V. Sgarbi (a cura di), Gaspare Landi, catalogo della mostra, Milano 2004, pp. 166-167 (figg.).   

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