Orsini Arte

GASPARE LANDI

(Piacenza, 1756 – 1830)

AUTORITRATTO CON IL MARCHESE GIOVAN BATTISTA LANDI SUO MECENATE, 1792 circa

Olio su tela, 37,5 X 56 cm


Il marchese piacentino Giovan Battista Landi fu una delle figure centrali della vicenda artistica di Gaspare Landi. Intorno al 1780, il nobile concittadino, stregato dall’abilità con cui il pittore realizzò il Ritratto del marchese Scotti di Fombio a cavallo, gli offrì la sua protezione e poco più tardi sovvenzionò al giovane artista il soggiorno di studio a Roma. 

Durante i primi anni nell’Urbe Landi licenziò molte opere destinate al marchese che valevano come testimonianza per i progressi compiuti. Tra i dipinti inviati a Piacenza ricordiamo Prometeo sulla rupe (Monza, Musei Civici), Paride con la ninfa Enone e Alessandro che dona Camaspe ad Apelle, quest’ultimo realizzato tra il 1785 e il 1787 su impulso diretto del mecenate che ne aveva suggerito il soggetto. Nel 1790 Landi tornò a Piacenza ed eseguì su commissione del marchese il Beato Paolo Burali veste Ottavio Sanseverino dell'abito dei cappuccini laici per la chiesa di S. Maria in Torricella. E’ proprio durante questo periodo trascorso in terra emiliana, salvo una breve permanenza a Milano nel 1791, che Landi molto probabilmente dipinse l’Autoritratto con il marchese Giovanni Battista Landi. Stefano Grandesso (1999, p. 112) infatti nota che nel fitto carteggio intercorso tra i due durante i primi anni romani dell’artista non ne viene fatta menzione, mentre per Gian Lorenzo Mellini (1993, p. 261) il doppio ritratto “pare non poter varcare il 1795, per la maniera, per i costumi, per l’età che dimostrano i personaggi”. Considerando che Landi rientrò a Roma nel dicembre del 1792, in quell’anno, a ridosso della partenza, va collocata la realizzazione del dipinto, forse eseguito nello studio che G.B. Landi gli mise a disposizione all’interno del suo palazzo.

In appendice alla biografia di Landi comparsa nel 1843 in Opuscoli artistici l’autore Luciano Scarabelli traccia un elenco delle opere del pittore a lui note e tra i “Quadri esistenti in Roma preso l’avv. Pietro Landi figliuolo del chiarissimo artista” al numero 20 è riportato un “Ritratto del pittore Landi e del marchese suo Mecenate” le cui misure, espresse in palmi romani, coincidono con quelle del dipinto qui descritto, che dunque non fu concepito per essere destinato al marchese come omaggio alla loro amicizia, ma rimase all’autore che lo conservò con affetto per tutta la vita.

Il tono confidenziale che caratterizza l’opera induce effettivamente ad atribuirgli una destinazione privata. “Il gesto affettuoso del marchese Landi - scrive Grandesso (1999, p. 112) - restituisce il clima di amicizia e dimestichezza tra i due. L’assenza della parrucca sul suo capo, con i capelli tenuti appositamente corti per poterla indossare, conferma il tono di intimità privata e di informalità”. Mellini (1993, p. 261), inoltre, ha voluto cogliere nell’insolita composizione “un omaggio, per esempio, al Dosso (sul tipo de Il poeta e la musa di Londra) e ai suoi platonici arcana”.

L’abbraccio affettuoso del mecenate al suo pupillo viene ripreso nel Ritratto della famiglia di Giovan Battista Landi con autoritratto (Torino, collezione D’Albertas) che Mellini (ibidem) reputa successivo al doppio ritratto e per il quale si può proporre una datazione intorno al 1798 in coincidenza con il ritorno di Gaspare Landi a Piacenza dopo l’arrivo dei francesi a Roma. La tela, “un po’ al di sotto della metà del vero” (Arisi 2004, p. 96), è calibrata su un registro più elevato imposto dall’ufficialità dell’occasione. Il mecenate, che questa volta indossa la parrucca d’ordinanza, arretra di qualche passo ma anche qui non manca di manifestare la propria benevolenza mantenendo la sua mano sulla spalla del pittore al quale riserva anche uno sguardo di sincera ammirazione. 


Riferimenti bibliografici: L. Scarabelli, Opuscoli artistici, morali, scientifici e letterarii. Scritti artistici, Piacenza 1843, appendice; E. Riccomini, Un rinnovato confronto e un’appendice documentaria, in “Un esempio di neoclassicismo romano a Piacenza”, a cura di P. Ceschi Lavagetto, Parma 1983, pp. 39-41, n. 13 (fig. 28); G. Mellini, recensione di Aa.Vv., Un esempio di neoclassicismo romano a Piacenza, “Labyrinthos”, II, 1983, p. 259; A. Cera, La pittura neoclassica italiana, Milano 1987, tav. 481; S. Grandesso, Gaspare Landi (1756-1830). Fortuna critica e catalogo dell’opera, tesi di diploma, Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, aa. 1999/2000, pp. 111-112 (n. 59); V. Sgarbi, Gaspare Landi, in “Gaspare Landi”, Milano 2004, p. 15 (con fig); G. Fiori, La vita (1756-1830), ivi, p. 36; F. Arisi, Gaspare Landi: autoritratto. Le sue idee sull’arte nelle lettere a Giampaolo Maggi, ivi, p. 96. S. Grandesso, Gaspare Landi e la riforma del gusto nella pittura storica, in “La pittura di storia in Italia: 1785-1870”, Cinisello Balsamo 2008, pp. 13, 16-18.

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