(MANOSCRITTO ILLUSTRATO - VIAGGI - ITALIA) DE NOTARIS, S. (L.) Note del mio viaggio circolare in Italia. Milano, 30 novembre 1873.

Due quaderni manoscritti in-Folio rilegati in cartone azzurrino coevo, dorso in carta marmorizzata, al verso dei due piatti anteriori una targhetta: “Cartoleria Luigi Baroffio via S. Vittore 40 ora via Pietro Verri (Milano)”. Con 60 fogli scritti in una fitta leggibilissima grafia. Arricchiscono il testo 46 disegni a penna protetti da velina, molti ripassati all’acquerello.

Il giovane De Notaris, figlio del più famoso pittore Carlo, aveva sicuramente una buona attitudine alla scrittura, affine a certi modi della Scapigliatura milanese. Il resoconto di questo viaggio in Italia in compagnia del padre e di altri due amici è veramente godibile. Servendosi delle Ferrovie, la compagnia, partita da Milano, visita Brescia, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Genova e Torino. Una parte del testo è dedicata ad attente e precise descrizioni artistiche dei luoghi visitati (sicuramente fu di aiuto la presenza del padre, che a Milano ebbe pure una scuola d’arte) con terminologia appropriata e molti giudizi estetici, a volte anche critici nei confronti dei monumenti o delle opere descritte. Poi c’è quella che può essere chiamata la parte letteraria o aneddotica che è ricca di episodi divertenti ma anche di riflessioni serie su vari argomenti. Già il fatto che la scelta del mezzo di locomozione sia la ferrovia porta i nostri eroi ad affrontare una serie di disavventure (guasti, scompartimenti pieni di compagni di viaggio di tutti generi, dalla compagnia di comaschi urlanti agli inglesi in abiti improbabili, all’incontro con le galline). E poi gli incontri nelle città: i vetturini furbi, i burberi guardiani dei musei che si credevano i padroni ma che una lauta mancia convinceva subito ad assecondare di buon grado tutti i voleri dei visitatori, le zanzare a frotte a Venezia, i topi che riempivano le sale di Palazzo Farnese a Parma. Ma sono molte anche le riflessioni serie sull’Italia e i suoi abitanti. Il giovane autore si scandalizza davanti alla povertà del sepolcro di Manin che meritava sicuramente di meglio. Più volte lancia violente invettive contro i preti e il loro potere e le chiese; molto duro il pezzo in cui parla delle reliquie e quello in cui descrive la farmacia di S. Maria Novella che i “Reverendi Padri hanno trasformato in un’elegantissima e ricca profumeria, un eccellente spaccio di liquori ma la farmacia?” Le descrizioni dei quartieri poveri di Roma e di Napoli sono piene di umanità e di stupore. E poi le donne sempre con dei begli occhi scuri, delle belle spalle, dei bei capelli, guardate con compiacimento e ammirazione. Poi ci sono i disegni che sono di ottima qualità, dal segno veloce e intenso nel dipingere le varie fasi del viaggio, alcuni divertenti ma mai caricaturali, altri realistici e descrittivi, quasi sempre con più personaggi disposti nel paesaggio, tutti inseriti nel testo anche quelli grandi una intera pagina. E fra i temi dei disegni non sono stati dimenticati né i topi di Parma né le zanzare di Venezia ma neanche i preti antipatici, le bellissime signore, le salite al Vesuvio o le gondole a Venezia. Il manoscritto finisce con la firma del De Notariis, seguita dal suo soprannome Ursus accompagnato da un bel disegno di un orso saltellante e dalla data: Milano 20 novembre 1873.

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