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Opere
Artista di area mitteleuropea
Autoritratto con ritratto femminile, 1830-1840Olio su tela90 x 75,5 cmPossibile monogramma di difficile decifrazione sulla base del pestello collocato in basso a destra (PB?)Further images
Il dipinto rientra nella rara e interessante tipologia del “ritratto nel ritratto” e ricorda per la composizione una delle opere più celebri di Giuseppe Tominz, che raffigura l’amico Giuseppe Gratteri...Il dipinto rientra nella rara e interessante tipologia del “ritratto nel ritratto” e ricorda per la composizione una delle opere più celebri di Giuseppe Tominz, che raffigura l’amico Giuseppe Gratteri nell’atto di presentare il ritratto della moglie Caterina Zilli, eseguito alla fine del secondo decennio dell’Ottocento e conservato al Museo Revoltella di Trieste.
L’autore del nostro doppio ritratto è al momento ignoto ma è invece localizzabile per lampanti ragioni stilistiche la sua provenienza geografica, proprio quella estrema periferia orientale del Veneto asburgico, tra Trieste e Gorizia, dove nacque e lavorò per gran parte della sua vita Giuseppe Tominz.
Per questo motivo è molto probabile che la visione diretta del Ritratto di Giuseppe Gratteri abbia ispirato l’artefice del dipinto qui presentato, dalla cui analisi stilistica, come detto, emergono tratti distintivi della ritrattistica di area triestina di quel periodo, che annoverava Tominz come indiscutibile capofila. I suoi “ritratti parlanti”, come venivano definiti nell’“Osservatore Triestino” del 31 luglio 1830, avevano come primo obiettivo l’“evidente rassomiglianza”, scevra da ogni sorta di idealizzazione di matrice neoclassica. Non di meno, la posa del ritrattato e la sua gestualità erano oggetto di una particolare attenzione, che si concentrava anche “nell’esecuzione degli ornamenti, ed accessorj, ed in ispecialità nella distinzione delle stoffe”.
Risulta ad esempio particolarmente curato nelle sue fattezze l’elegante scialle fiorito indossato dalla donna protagonista della nostra tela, che stringe al petto un mazzetto di orchidee selvatiche, simbolo di bellezza e del sentimento che lega i due ritrattati, e sembra oltrepassare i confini del quadro per affacciarsi timidamente sulla scena reclinando leggermente la testa per incrociare lo sguardo dello spettatore. Il pittore, nel cui studio, arredato in maniera essenziale, è ambientata l’opera, in un gesto insieme amorevole e protettivo cinge l’effigie dell’amata, impugnando il pennello con la destra, mentre con la mano sinistra regge la tavolozza e gli altri pennelli. Elementi, questi, che delimitano lo spazio della tela e, allo stesso tempo, ne determinano la profondità.
Literature
Bibliografia di riferimento: Seconda esposizione annuale triestina di belle arti, “L’Osservatore Triestino”, 6 ottobre
1830; R. Marini, Giuseppe Tominz, Venezia, 1952; A. Quinzi, Giuseppe Tominz, Trieste, 2011; E. Barisoni, R. De Feo, Il Ritratto Veneziano dell’Ottocento, catalogo della mostra, Venezia, 2024.
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