-
Opere
Domenico Corvi
Autoritratto, 1785 caOlio su tela98,5x73,5 cmDurante il quarto decennio del XVIII secolo Domenico Corvi realizzò una serie di quattro autoritratti in cui progressivamente sviluppò il suo intento di esaltare, attraverso l’inserimento di particolari iconografici sempre...Durante il quarto decennio del XVIII secolo Domenico Corvi realizzò una serie di quattro autoritratti in cui progressivamente sviluppò il suo intento di esaltare, attraverso l’inserimento di particolari iconografici sempre nuovi, non solo la sua personalità di artista ormai affermato ma anche, in senso più ampio, di rivendicare un rango sociale più equo per la categoria professionale di cui faceva parte: “Ribadire la nobiltà della professione e il suo carattere liberale è infatti l’unica via in antico regime per affrancare l’arte da una condizione ‘meccanica’ insita nella sua ineludibile manualità” (Barroero, Susinno 1999).
Nel primo Autoritratto di questa serie, conservato all’Accademia di San Luca, il pittore si ritrae a mezzo busto, quindi in maniera ancora convenzionale, nell’atto di eseguire uno studio dal vero, pratica in cui Corvi eccelleva, come riconosciuto anche da Luigi Lanzi (1809) - “le sue accademie son pregiatissime, e ricercate, oso dire, più delle sue pitture” -, tanto da essere a più riprese chiamato alla direzione dell’Accademia del Nudo in Campidoglio.
Nel 1785 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena commissionò al pittore viterbese un Autoritratto per la collezione degli Uffizi, che in quel periodo era stata ampliata con l’acquisizione della galleria dell’abate fiorentino Antonio Pozzi e contava già oltre trecento autoritratti di artisti. Prima di giungere a destinazione, nel novembre dello stesso anno, il dipinto fu esposto a Roma, venendo giudicato “bizzarro” sulle pagine del “Giornale delle Belle Arti”, quindi “senza coglierne la vera novità” - nota Valter Curzi (1998) - che “si evince dal confronto con una tradizione figurativa, rimasta sostanzialmente immutata per secoli, all’interno della quale il ritratto dell’artista risulta per lo più codificato nella rappresentazione della figura a mezzo busto accompagnata dagli strumenti tecnici della professione. Decisamente differente dunque l’idea di Corvi di rappresentarsi a figura intera mentre dipinge dal vero un modello nudo, trasformato in Ercole, con accanto i manuali di anatomia e prospettiva e sullo sfondo un calco della Venere Medici […] Profondamente cosciente della propria formazione culturale che lo eleva al ruolo di intellettuale, il pittore illustra il complesso percorso dell’educazione artistica, dall’esercizio sul naturale e sulla statuaria classica allo studio approfondito dell’anatomia, della prospettiva e della geometria; ed è proprio in nome di questa multiforme competenza non facile da acquisire che Corvi sembra reclamare, nella posa fiera, quasi sprezzante, oltre che nell’elegante abito da camera con cui si rappresenta, un riscatto e una legittimazione sociale negati all’artista in una comunità ancora fortemente segnata dalla divisione di classe”.
Con l’Autoritratto degli Uffizi Corvi ha dunque realizzato pienamente il suo intento ed ha voluto ribadirlo in una replica con varianti (Parigi, Emmanuel Moatti) dove non si rappresenta con il pennello in mano ma mentre si cimenta nel disegno, riconoscendo quindi anche a questa pratica un ruolo decisivo nella formazione artistica.
Esiste però un fondamentale passaggio intermedio tra il dipinto dell’Accademia di San Luca e quello degli Uffizi, ed è rappresentato dall’Autoritratto qui presentato, dove Corvi mette a punto la composizione che poi verrà sostanzialmente ripresa nel dipinto per Pietro Leopoldo e nella replica in collezione parigina, e alcuni determinanti particolari iconografici, anche questi successivamente recuperati e integrati.
Lo spazio angusto del primo ritratto si dilata rivelando lo studio del pittore, che si ritrae seduto, a tre quarti di figura, intento ad eseguire un’accademia, che assume chiaramente le sembianze di un Ercole, forse in onore del suo nome arcadico “Panfilo Eracleate”, mentre sullo sfondo si riconosce il calco della Venere Medici lasciato allo stato di abbozzo. Lo stato di non-finito e le sue dimensioni ridotte avvalorano l’ipotesi secondo cui questo Autoritratto potrebbe rappresentare il modelletto per il dipinto destinato agli Uffizi.
MOSTRE
Exempla Virtutis. La pittura storica di Domenico Corvi (1721-1803) e il suo magistero. Napoli, Pio Monte della Misericordia, 23 maggio - 23 giugno 2005Literature
“Giornale delle Belle Arti”, 1785, n. 46, p. 362; L. Lanzi, Storia pittorica della Italia. Dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo, Bassano del Grappa 1809, II, p. 264; I. Faldi, Domenico Corvi a Viterbo, in “Bollettino d’Arte”, LXXXI, 1996, pp. 121-126, fig. 5; V. Curzi, schede in Domenico Corvi, Roma 1998, pp. 146, 150; L. Barroero, S. Susinno, Roma arcadica capitale delle Arti del Disegno, in “Studi di Storia dell’Arte”, 1999, p. 122; V. Curzi, scheda in Aequa Potestas. Le arti in gara a Roma nel Settecento, catalogo della mostra, Roma 2000, p. 35; L. Barroero, Exempla Virtutis. La pittura storica di Domenico Corvi (1721-1803) e il suo magistero, catalogo della mostra, Roma 2005, fig. 1.
4di 15
Iscriviti alla newsletter di Orsini arte e libri
* campi obbligatori
Tratteremo i dati personali che hai fornito in conformità con la nostra informativa sulla privacy (che trovi linkata nel footer). Puoi annullare l'iscrizione o modificare le tue preferenze in qualsiasi momento cliccando sul link presente nelle nostre email.