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Opere
Frans De Wilde
Apologia di Socrate davanti ai giudici, 1867Olio su tela108x143 cm (133 x 168 cm compresa la cornice)La targa applicata alla cornice reca la seguente iscrizione: “SOCRATES VOOR ZYNE RECHTERS / GROOTE PRYSKAMP VAN ROME / DOOR FRANS DE WILDE / 1867”Il soggetto del dipinto, che partecipò al Prix de Rome belge del 1867 come riportato sulla targa applicata alla cornice, è tratto da un episodio de L' Apologia di Socrate,...Il soggetto del dipinto, che partecipò al Prix de Rome belge del 1867 come riportato sulla targa applicata alla cornice, è tratto da un episodio de L' Apologia di Socrate, un testo scritto in giovane età da Platone che racconta le fasi del processo al suo maestro, incolpato di traviare i suoi discepoli criticando i valori tradizionali di Atene e accusato di empietà.
In particolare, la scena rappresentata da De Wilde racconta gli ultimi drammatici momenti del processo in cui Socrate ricorda ai suoi accusatori Antino, Meleto e Licone, che ad un uomo per bene non è possibile che accadano dei mali perché gli dei si prenderanno cura della sua sorte, e li esorta ad interrogare i propri figli come avrebbe fatto lui, per avvicinarli alla virtù.
“Quando i miei figlioli saranno grandi, castigateli, o Ateniesi, tormentateli come io ho tormentato voi se vi sembrano di avere più cura del denaro o d'altro piuttosto che della virtù; e se mostrano di essere qualche cosa senza valere nulla, svergognateli come ho fatto io con voi per ciò che non curano quello che conviene curare e credono di valere quando non valgono nulla. Se farete ciò, avremo avuto da voi ciò che era giusto avere, io e i miei figli. Ma vedo che è tempo ormai di andar via, io a morire, voi a vivere. Chi di noi avrà sorte migliore, nascosto è a ognuno, tranne che al dio”.
Le parole del filosofo meravigliano e, insieme, inquietano i suoi stessi accusatori, i cui volti si contraggono in espressioni allucinate e stravolte. I cittadini che assistono al processo reagiscono nello stesso modo. Dietro alla figura di Socrate, un bambino interroga il padre con occhi smarriti riguardo al suo destino e il padre medesimo appare visibilmente scosso da quello che ha appena udito.
De Wilde orchestra con grande maestria le battute finali di una vera e propria rappresentazione teatrale: i volti si trasformano in maschere; il palcoscenico, angusto, contiene a stento gli attori, ciascuno impegnato ad interpretare la propria parte impressa sul copione. I drammatici exempla virtutis della tradizione neoclassica perdono i loro connotati aulici trasformandosi in puro intrattenimento a favore del riguardante.
Come un grande scenografo l’artista si dedica alla definizione di ogni singolo dettaglio grazie ad una tecnica pittorica di standard elevatissimo perfezionata durante il suo periodo di studio a Roma a contatto con gli esempi dei pittori accademici francesi, i cosiddetti pompiers.
Si apprezzi la definizione minuziosa delle anatomie, delle vesti e dei calzari, l’equilibrio cromatico, la studiata sovrapposizione dei piani prospettici, l’eleganza della cornice: ogni elemento concorre a rendere l’insieme un brillante esempio di grande decorazione post-neoclassica.
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