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Opere
Sebastiano Vassalli
CANCER BACKGROUND, 1964tecnica mista su tela140x178 cmNato a Genova nel 1941 da madre toscana e padre lombardo, Sebastiano Vassalli si trasferisce in giovane età a Novara. Laureatosi in Lettere a Milano, discutendo con Cesare Musatti una...Nato a Genova nel 1941 da madre toscana e padre lombardo, Sebastiano Vassalli si trasferisce in giovane età a Novara. Laureatosi in Lettere a Milano, discutendo con Cesare Musatti una tesi su "La psicanalisi e l'arte contemporanea", osteggiata dal correlatore Gillo Dorfles [1], Vassalli, dagli anni Sessanta si dedica all'insegnamento e alla ricerca artistica [2].
Gli esordi possono essere avvicinati alla Pop Art, sebbene in interviste e autobiografie abbia più volte dichiarato di non aver avuto all’epoca una consapevolezza storica [3], almeno fino alla fondamentale Biennale veneziana del 1964: da pittore iniziò aderendo al Gruppo 63, con la presentazione di Edoardo Sanguineti [4] e senza pensare ancora a un futuro da scrittore.
Il dipinto qui esposto, senza titolo, tecnica mista su tela di 140 x 178 cm, viene realizzato insieme ad altri tre di simili dimensioni in occasione di quella che sembra essere la sua prima mostra come artista visivo, allestita dal 17 al 30 Marzo 1964 presso la Galleria del Cavallino a Venezia, con testo in catalogo dello stesso Vassalli. Di questa mostra è lo stesso artista a ricordarne il successo, confermando l’aneddoto che vede la celebre collezionista e gallerista Peggy Guggenheim acquistare un suo piccolo lavoro [5].
La seconda mostra di Vassalli si tenne invece a Milano, nello spazio Naviglio 2 in via Manzoni dal 20 dicembre 1965 al 10 gennaio 1966. La 438. Mostra del Naviglio si tenne sempre quindi sotto la direzione di Renato Cardazzo, che dalla scomparsa del fratello Carlo nel 1963 gestì le gallerie del Cavallino e del Naviglio tra Milano e Venezia, fino all’arrivo di Gabriella e Paolo, figli dello stesso Carlo, nel 1966. Sono da segnalare inoltre nel 1965 la partecipazione di Vassalli al Premio San Fedele a Milano e alla collettiva Prospettive 1, a cura di Giorgio Di Genova e Enrico Crispolti e dedicata alla presentazione delle ricerche di giovani artisti caratterizzate da un grado di aperta problematicità [6], presso la Galleria d’arte internazionale Due Mondi di Roma. Vassalli partecipò inoltre nel 1967, insieme ad oltre cento artisti invitati, al festival Parole sui muri di Fiumalbo, mostra collettiva che occupò tutto il paese emiliano, promossa dal sindaco comunista Mario Molinari affiancato dai tre artisti Adriano Spatola, Claudio Parmiggiani e Adriano Magnoni [7]; sempre nel 1967 diede vita al Centro di Documentazione Artistica ¿Quien Sabe?, presso gli spazi dell’Atelier di Pino D’Elia in Vicolo Monte Ariolo a Novara, quattro appuntamenti [8] che lo videro protagonista insieme ad altri artisti novaresi dal maggio 1967 al gennaio 1968. Questa esperienza produsse, oltre alle mostre, agli incontri e ai momenti più legati a un aspetto performativo, una serie di manifesti con testi e illustrazioni dello stesso Vassalli.
Il contesto espositivo è ricostruibile solo per quanto riguarda questo arco di tempo e vede Vassalli inserirsi, seppure con mostre di breve durata, nelle ricerche sostenute e promosse da Renato Cardazzo, particolarmente attento in questi anni ai lavori di artisti come Alviani, Ceroli, Bonalumi e Scheggi, così come ad alcune esperienze nell’ambito dell’arte cinetica e programmata. La ricerca pittorica di Vassalli dopo queste prime occasioni fu quindi portata avanti solo in privato, senza ulteriori esiti espositivi.
Il quadro qui presentato fu donato dopo la mostra veneziana a Mario Zacchetti, amico e assistente dell’artista, come ringraziamento per il supporto tecnico e l’aiuto prestato, e lo stesso Zacchetti ricambiò con un proprio dipinto.
La ricerca contemporanea di Vassalli si inserisce, con riferimenti Dada e surrealisti, in un ritorno deciso a una figurazione vicina al pop, pur restando sostanzialmente indipendente e interessato alla sperimentazione. In tutto il lavoro si ritrova poi un’attenzione verso l’uso della parola e del testo e una curiosità verso le tecniche, in particolare il collage e l’uso di immagini trovate. Nei suoi dipinti è possibili così intravedere dei racconti, che rimangono però “strutturalmente indefiniti e narrativamente frustranti quel tanto che ormai conviene” [9], e all’interno dei quali convivono senza problemi “il frammento di Goethe e lo slogan pubblicitario, il rilievo assiro e la cover girl” [10]. Il sistema di riferimenti è sempre ampio ma al tempo stesso particolarmente difficile da ricostruire nella sua interezza: se alcune immagini vengono estrapolate dalla cultura popolare altre strategie rimandano alle avanguardie contemporanee e alle ricerche della poesia verbovisiva, e il legame con le avanguardie è testimoniato prima di tutto dal rapporto con Sanguineti, che dalle esperienze con il Gruppo 63 prosegue fino alle mostre milanesi.
Ad oggi ancora non risultano studi e monografie significative per quanto riguarda la produzione artistica di questa figura centrale nella cultura italiana del Novecento.
Marco Scotti
[1] A. Gnoli, Sebastiano Vassalli: "Potevo uccidere o impazzire. Per questo ho cercato altre storie", “La Repubblica”, 14 settembre 2014.
[2] S. Vassalli, G. Tesio, Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore nel tempo, Interlinea, Novara, 2010, p. 45.
[3] A. Gnoli, Sebastiano Vassalli… cit.
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] E. Crispolti, Prospettive 1, “Marcatre” n. 26/27/28/29, 1966, pp. 4123-413.
[7] F. Fastelli, Parole sui muri. Prima Esposizioni Internazionale di Manifesti, “VerbaPicta”, http://www.verbapicta.it/dati/eventi/parole-sui-muri
[8] S. Vassalli, Novara: ¿Quien Sabe?, “Quindici” n. 9, 15 marzo-15 aprile 1967, p. VIII.
[9] E. Sanguineti, La vera storia di S.C., in Sebastiano Vassalli. 438. Mostra del Naviglio, Milano, 1966, s.p.
[10] Ibidem.
MOSTRE
Venezia, Galleria del Cavallino, 1964
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