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Opere
Luigi Sabatelli
Ritratto di Antonio Canova, 1805Penna e inchiostro nero su carta355x243 mmNel novembre del 1805, di ritorno da Vienna dove aveva completato il Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria all’interno della Chiesa degli Agostiniani, Antonio Canova passò per Firenze per incontrare...Nel novembre del 1805, di ritorno da Vienna dove aveva completato il Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria all’interno della Chiesa degli Agostiniani, Antonio Canova passò per Firenze per incontrare la regina Maria Luisa di Borbone che gli avrebbe affidato in via definitiva l’esecuzione della Venere Italica da destinare alla Tribuna degli Uffizi.
Canova, a Firenze, era solito soggiornare presso l’amico Giovanni degli Alessandri, figura centrale della politica artistica toscana, presidente dell’Accademia fiorentina di belle arti e futuro direttore degli Uffizi.
E proprio dopo un pasto consumato in casa degli Alessandri, Luigi Sabatelli imprime sul foglio, con la tradizionale rapidità di tratto, l’effigie dello scultore. Questa informazione ed altre ancora più dettagliate si ricavano dall’iscrizione presente sul retro di un’altra versione di questo ritratto, inclusa nel nutrito corpus di disegni di Sabatelli conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Roma: “disegnato a penna da Luigi Sabatelli pittore Fiorentino un dopo pranzo in Casa Alessandri dove alloggiava il detto Canova di passaggio per Firenze l’anno del Signore 1805 mese di novembre giorno diciotto”.
La pratica di ricavare una seconda versione di un ritratto non era rara per Sabatelli, anzi. Infatti, per buona parte di quelli descritti nel catalogo della mostra fiorentina del 1978, provenienti dall’altro grande fondo sabatelliano del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, è segnalato un foglio “gemello” o, tutt’al più, caratterizzato da minime varianti.
Nel nostro caso, dal confronto emerge una sostanziale identità nella composizione e una minima differenza nel segno, che nel disegno della GAM di Roma appare più robusto; quest’ultimo, poi, è penalizzato da un precario stato di conservazione - foxing uniforme sulla superficie del foglio -, mentre sono decisamente migliori le condizioni del ritratto qui descritto, che mostra soltanto una lieve sofferenza della carta lungo i margini.
Nella panoramica delle immagini celebri di Canova presentata da Hugh Honour in Studi in onore di Elena Bassi, quella di Sabatelli è certamente per lo stile la più essenziale, e come registro la più intima e familiare. Il pittore fiorentino, con l’immediatezza espressiva che il suo stile gli concede, riesce a fissare sulla carta l’attimo in cui lo scultore si volge verso di lui con l’aria stupita e la bocca ancora aperta, come se fosse stato interrotto durante una conversazione.
Per cogliere gli altri requisiti fondamentali e per certi versi unici della ritrattistica sabatelliana sono ancora oggi indispensabili le pagine che Ugo Ojetti (1934) dedica sulla rivista Pan a questo particolare versante della produzione grafica dell’artista toscano: “egli prende questi appunti alla brava, giorno per giorno: ricordi, come ho detto, sui suoi parenti e amici, pagine stese in punta di penna, a Firenze o a Milano, conversando col modello; e sovente nel chiaroscuro contrastato ritrovi le ombre scure e le luci bianche della lampada sulla tavola vicino al modello. A leggere quel che egli stesso ha scritto dietro ciascun foglio s’ha altra prova dell’intimità e rapidità di questi disegni […] tutti pregevoli per l’acutezza nel definire l’indole del modello, pel vigore del modellato, per la finezza del chiaroscuro e quasi del colore. Taluno, come quello del Canova, è più rapido e chiaro, ma d’una prontezza senza pentimenti che è la prima dote di chi vuole improvvisare a penna. Nel Sabatelli la pratica dell’incisione era ormai tanta ch’egli maneggiava sulla lastra (carta?) la penna con la sicurezza e anche coi diversi artifici con cui sapeva maneggiare la punta sulla lastra per incidere […] Il disegno è insomma, per questo fiorentino, il più sicuro modo di capire, di scegliere cioè quello che importa per giungere a definire senza equivoci una persona o un oggetto. Questa volontà di capire, di riuscire, come è l’etimologia della parola, a prendere e quasi ad afferrare l’animo segreto dell’uomo o della donna che il pittore ha davanti, è infatti la prima dote del ritrattista […] Schizzi dal vivo come questi non sono dunque che la prima presa di possesso del vero”.
Literature
U. Ojetti, I ritratti di Luigi Sabatelli, in “Pan”, v. 2, n. 2, gennaio 1934, pp. 231-244 (fig. p. 237); B. Paolozzi Strozzi (a cura di), Luigi Sabatelli (1772-1850). Disegni e incisioni, Firenze 1978, pp. 57-62; H. Honour, A list of artists who portrayed Canova, in “Studi in onore di Elena Bassi”, Venezia 1998, p. 170 (fig. p. 171)13di 23
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