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Opere
Jean-Baptiste Wicar
Ritratto di Claude-Louis Berthollet, 1796 caMatita su carta240 x 184 mmIscrizione in grafia tardo-ottocentesca sul passe-partout: “Wicar / Portrait de Berthollet”Claude-Louis Berthollet (1748-1822) fu tra i più importanti scienziati del periodo napoleonico. Nel 1787 fa parte, con Lavoisier, di un gruppo di studiosi che formulano un nuovo sistema di nomenclatura...Claude-Louis Berthollet (1748-1822) fu tra i più importanti scienziati del periodo napoleonico. Nel 1787 fa parte, con Lavoisier, di un gruppo di studiosi che formulano un nuovo sistema di nomenclatura della chimica valido ancora oggi. Nel 1785 scopre le proprietà decoloranti del cloro. Nel 1791 pubblica gli Eléments de l’art de la teinture, che rappresenta il più sistematico trattato di chimica tintoria dell’epoca. Nell’Essai de statique chimique del 1803 espone le sue teorie sull’affinità chimica e la reversibilità delle reazioni, e introduce la nozione di equilibrio chimico. Conduce importanti ricerche anche nel campo della chimica degli esplosivi e della metallurgia del ferro. Membro dell’Académie des Sciences, fu uno dei fondatori dell’Ecole Polytechnique. Berthollet era uomo colto e raffinato, i suoi interessi superavano i confini della scienza abbracciando le lettere ma soprattutto le arti, di cui era un grande amatore. Fu così che Napoleone nel 1796 lo nomina membro della Commission des Science set des Arts, organismo che riuniva eminenti personalità dell’intellighenzia bonapartista a cui spettava il compito di setacciare il territorio italiano alla ricerca di opere d’arte da requisire e trasferire al Louvre. Ed è durante questo viaggio che Berthollet viene ritratto dal pittore Jean-Baptiste Wicar, considerato uno dei migliori conoscitori dell’arte italiana, anch’egli commissario e consigliere per le opere d’arte. Wicar si trovava in Italia già dal 1784 quando parte da Parigi per seguire il suo maestro David impegnato a dipingere Il Giuramento degli Orazi. Successivamente vive tra Firenze e Roma, maturando la sua indole di grande collezionista, che gli permetterà di mettere insieme una prestigiosa raccolta formata soprattutto da disegni di antichi maestri che alla fine della sua vita donerà al museo di Lille, la sua città natale. Apprezzato ritrattista, Wicar ha costruito la sua fama soprattutto per la grande abilità di disegnatore. Proprio nel periodo delle campagne napoleoniche in Italia, “inaugura un tipo di ritratto disegnato particolarmente nuovo e originale, che costituisce attualmente l’aspetto più affascinante della sua produzione di ritrattista e rivela un metodo modernissimo di studio e di lavoro: il pittore non propone infatti ritratti isolati e fine a se stessi, ma serie omogenee di effigi di uomini e di donne impostate tutte in modo simile, a mezzo busto, contro il fondo vuoto della pagina bianca. I ritratti sono disegnati dall’artista su taccuini di formato piccolo o medio, certamente maneggiabili con facilità, e colgono il modello dal vero, nella sua più fresca e spontanea essenza, senza compiacimenti e al di fuori di qualsiasi finalità decorativa. Il segno risoluto, il tratteggio regolare e sensibile restituiscono con un’estrema economia del mezzo grafico la fisionomia del personaggio, esprimendone anche, spesso con sorprendente perspicacia, i moti più intimi dell’anima”. Il ritratto che qui presentiamo, come si vede, aderisce alla perfezione alla descrizione che Maria Teresa Caracciolo, massima studiosa di Wicar, fa di questa particolare tipologia di opere, che vanno a formare una galleria di ritratti del mondo italo-francese a cavallo del 1800 di livello pari soltanto a quella che sarà realizzata da Ingres qualche tempo dopo.
Literature
Bibliografia di riferimento: Caracciolo M.T., Da Lille a Roma. Jean Baptiste Wicar, Milano 2002, p. 126; id., Jean Baptiste Wicar. Ritratti della Famiglia Bonaparte, Napoli 2004, pp. 13-14.
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