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Opere
Francesco Somaini
Clorinda chiede ad Aladino di liberare Olindo e Sofronia, 1835 caMatita su carta315 x 740 mm (560 x 810 con margine)Lo scultore ticinese Francesco Somaini si trasferì a Milano molto giovane e fu allievo di Camillo Pacetti all’Accademia di Brera, di cui poi divenne insegnante (dal 1839) e membro, e...Lo scultore ticinese Francesco Somaini si trasferì a Milano molto giovane e fu allievo di Camillo Pacetti all’Accademia di Brera, di cui poi divenne insegnante (dal 1839) e membro, e fu protagonista nei cantieri di alcune delle più importanti imprese della Milano del secondo Neoclassicismo. Per l’Arco della Pace, nel 1830, scolpì due bassorilievi, uno raffigurante il Congresso di Vienna, l’altro la battaglia d’Arcis-sur-Aube; altri suoi due bassorilievi con le storie della città di Milano furono collocati sulla Porta Orientale (Porta Venezia) nel 1833. Lavorò per lungo tempo alla Fabbrica del Duomo (1823-1839) e al suo scalpello fu affidata la produzione di tre importanti opere commemorative: il cenotafio a Luigi Cagnola per la villa La Rotonda a Inverigo (Como), il monumento a Giovanni Migliara e la statua di Carlo Londonio per il cortile di Brera. Tra le commissioni più importanti al di fuori del territorio milanese, si possono ricordare due angeli colossali per il Duomo di Novara, la Fontana d’Igea nella piazza di Trescore Balneario (Bergamo) e le sculture per il timpano della Gran Madre di Dio a Torino. In patria scolpì le statue della facciata del Palazzo Civico di Lugano e venne nominato ispettore delle scuole di disegno ticinesi. Nonostante una carriera ricca di commesse prestigiose, la figura di Somaini è sbiadita con il tempo, entrando a far parte di quella nutrita schiera di artisti meritevoli ignorati dalla critica, ma, in questo caso, non dal mercato che ha invece premiato la qualità delle rare opere di Somaini passate in asta. E alla produzione di un bassorilievo è legato anche il disegno qui proposto, abitato da figure monumentali e costruito per piani sovrapposti, rivelatore di una particolare abilità grafica da parte dello scultore, che si sofferma a curare anche i più minimi dettagli. Il soggetto rappresentato è tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (II, 33-38): Clorinda irrompe sulla scena offrendo i suoi servigi al re Aladino in cambio della liberazione di Olindo e Sofronia. Per salvare tutti i Cristiani di Gerusalemme i due giovani si erano dichiarati colpevoli del furto di un’icona della Madonna, che il sovrano aveva a sua volta sottratto da un tempio cristiano, ed erano stati così condannati al rogo. Il tema, già legato a influssi romantici, induce a proporre la metà del terzo decennio del XIX secolo come ipotesi di datazione dell’opera.
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