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Opere
Abbondio Sangiorgio
Erma di Vincenzo Monti, 1833 caTerracotta62x40x29 cmFurther images
Nel 1833 fu eretto nel loggiato superiore del Palazzo di Brera un monumento alla memoria di Vincenzo Monti. Il pittore Pelagio Palagi, vero designer ante litteram, si occupò del progetto,...Nel 1833 fu eretto nel loggiato superiore del Palazzo di Brera un monumento alla memoria di Vincenzo Monti. Il pittore Pelagio Palagi, vero designer ante litteram, si occupò del progetto, mentre ad Abbondio Sangiorgio fu affidato il compito di eseguire la parte figurata, che comprendeva un bassorilievo rappresentante la Poesia dolente e il ritratto in bronzo del poeta. Purtroppo di questo monumento non vi è più traccia, essendo stato molto probabilmente sacrificato in una delle numerose ristrutturazioni che negli anni hanno interessato il palazzo braidense. Non avendo più la possibilità di ammirarlo, riusciamo almeno ad immaginarlo grazie alla descrizione che ne fa Ignazio Fumagalli, il quale, a proposito del ritratto del Monti, scrive: “... in mezzo a due maschere sceniche s’innalza l’effigie, più grande del vero, in forma d’erma dell’altissimo poeta; il di lui solo nome a caratteri rilevati si legge nella base, la qual cosa ci pare convenientissima od insieme dignitosa, giacché il solo nome di Monti basta per rammentare la sua gloria più di quanto sarebbesi potuto accennarla col mezzo dell’epigrafia”.
Lo stesso Fumagalli ricorda che un anno dopo, nel 1834, il Sangiorgio donò all’Accademia un “busto del poeta Monti più colossale di quello dallo stesso artefice modellato pel monumento in bronzo che ammirasi sotto i portici superiori dell’I.R. palazzo delle scienze e delle arti”, specificando che si trattava della “traduzione in marmo del modello nelle primiere dimensioni ch’erangli state prescritte pel medesimo monumento”. Questa versione, tuttora conservata a Milano nell’atrio di Villa Belgiojoso Bonaparte, misura in altezza 76 cm e viene definita “più colossale” rispetto all’originale. Possiamo pertanto dedurre che il ritratto del Monti che qui presentiamo, alto 62 cm, sia il bozzetto per l’esemplare in bronzo del monumento, considerando anche che il materiale con cui è fatto, la terracotta, veniva quasi sempre utilizzato per modellare le prove preparatorie. All’indubbia qualità artistica della nostra scultura, si aggiunge dunque un importante valore storico.
Si conoscono almeno altre tre repliche dell’erma montiana, che evidentemente riscosse un gran successo: un esemplare in gesso, di misure pressoché identiche al nostro bozzetto, si trova alla Biblioteca Ariostea di Ferrara, a cui fu donato dagli eredi del poeta; due versioni in marmo furono invece acquistate nel 1851 – come ci informa Carlo Belgiojoso, autore della Commemorazione al Sangiorgio – dal Duca di Buckingham e “dal signor W. Chaudless degli Stati Uniti d’America”.
Ritrattista prediletto dall’aristocrazia e dall’alta borghesia milanese, Abbondio Sangiorgio si segnala inizialmente come uno dei più dotati allievi di Camillo Pacetti alla scuola di scultura dell’Accademia di Brera. Dopo aver vinto due concorsi annuali, inizia nel 1823 la sua lunga e feconda collaborazione con la Fabbrica del Duomo che termina nel 1863, quando ha realizzato quasi cinquanta statue. Nel 1823 riceve il prestigiosissimo incarico per eseguire il modello della Sestiga da porre a coronamento dell’Arco della Pace. Lavora anche a Torino, dove modella alcuni fregi per la chiesa della Gran Madre e, ancora in collaborazione con Pelagio Palagi, realizza le statue dei Dioscuri per la cancellata davanti a Palazzo Reale e, sempre su committenza Savoia, la Statua equestre di Carlo Alberto nella piazza di Casale. Il suo studio milanese, frequentato tra gli altri da Manzoni e Hayez, diventa ben presto la scuola cittadina più ambita dai giovani scultori, anche più del corso ufficiale tenuto da Pompeo Marchesi a Brera. Allergico da sempre agli ambienti accademici, si “permette” di rifiutare la cattedra di scultura a Copenaghen che gli aveva offerto Thorwaldsen continuando ad occuparsi dei suoi allievi che traghetta attraverso il superamento dell’estetica neoclassica verso un’attenzione più decisa al dato reale.
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