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Opere
Antoine Crhysostome Quatremére de Quincy
Lettres sur le préjudice qu'occasionneroient aux arts et à la Science, le déplacement des monumens de l'art de l'Italie, le démembrement de ses Ecoles, et la spoliation de ses Collections, Galeris, Musèes, &c. Parigi, Desenne, Quatremére, an IV (1796).In 8°, 2 cc.nn., 74 pp., 1 c.nn. Cartonatura del XIX secolo. Fioriture sparse, ultime 2 carte leggermente brunite e con qualche gora d'umido.€ 3,200.00Further images
Edizione originale della più grande rarità. Divulgatore del pensiero di Winckelmann in Francia e teorico del Neoclassicismo, Quatremére de Quincy fu il primo ad affrontare la problematica di cosa significasse...Edizione originale della più grande rarità. Divulgatore del pensiero di Winckelmann in Francia e teorico del Neoclassicismo, Quatremére de Quincy fu il primo ad affrontare la problematica di cosa significasse il sequestro delle opere d'arte durante la Campagna d'Italia nel periodo del Direttorio e la loro dislocazione fuori dagli spazi per cui erano state concepite. Quatremére si oppone con forza scrivendo che "Dividere è distruggere". Sosteneva che non si poteva leggere un'opera d'arte fuori dal contesto per cui era stata concepita. La sua era anche una battaglia contro il Museo enciclopedico centralizzatore, quello che avrebbe dovuto diventare il Museo Napoléon, poi il Grande Louvre di Dominique-Vivant Denon. Per lui Roma doveva restare a Roma perché era essa stessa il Museo. Si opponeva fermamente al progetto che avrebbe voluto la Francia primeggiare anche nelle Arti, permettendo la frequentazione dei grandi esempi delle epoche antiche e rigenerare le Scuole Francesi decadute negli anni della Monarchia. Tutti questi concetti sono espressi, nel nostro libro, in sette lettere fittizie cioè non private ma destinate alla pubblicazione, che Quatremére scrive ad un ipotetico amico identificato in seguito, con la pubblicazione della seconda edizione, in Francisco De Miranda, venezuelano, eroe della rivoluzione in Francia e in Sudamerica. La fortuna editoriale dell'opera sembra quasi quella di un libro alla macchia. L'autore, condannato a morte in contumacia, viveva all'estero. L'unico effetto che sortì la pubblicazione, fu una petizione firmata da una cinquantina di artisti che chiedeva la temporanea sospensione dello spostamento delle opere, petizione che cadde presto nel vuoto. La ragione in verità era che i concetti espressi erano, secondo la cultura dominante, controrivoluzionari e quindi pericolosi. In realtà il libro è molto raro perché ebbe una circolazione molto limitata. Canova, grande amico di Quatremére, riuscì a leggere l'opera solo nel 1802 (lo sappiamo dal carteggio fra i due), il che dimostra la sua rarità. Tant'è che Canova la ristampò nel 1803 e poi ancora nel 1815. Questo a dimostrare che oltre ad essere rara, l'opera era importante. Si sa dai carteggi fra i due che Canova la fece leggere a Papa Pio VII che la gradì moltissimo e non è certo fantasia pensare che il Chirografo in cui stabiliva le regole per l'esportazione delle opere d'arte fosse influenzato anche dalla nostra opera. Rarissimo. Nessuna copia in Italia, solo 4 copie in Francia.
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