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Francesco Caucig
(Gorizia 1755 – Vienna 1828)
Gaetano Zancon
(Bassano, 1771 - Milano, 1816-17)

Leda
Ganimede
Statue antiche esistenti nella Pubblica Libreria di S. Marco

1795 circa
Acquetinte in bistro
335 × 240 mm con ampi margini
Francesco Caucig del.; Gaetano Zancon inc.

Rarissima coppia di acquetinte, sconosciute a tutti i repertori consultati, tratte da disegni del pittore neoclassico Francesco Caucig e incise da Gaetano Zancon, raffiguranti due celebri soggetti della statuaria classica allora conservati nello statuario pubblico veneziano presso la Libreria di San Marco.

Le opere si inseriscono nel contesto della tradizione antiquaria della Serenissima, legata alla formazione dello Statuario pubblico costituito a partire dalla donazione della collezione Grimani alla Repubblica nel 1587 e destinato agli spazi della Marciana. Tale raccolta, progressivamente ordinata e studiata, rappresentò per tutto il Settecento uno dei principali centri europei di conoscenza e divulgazione dell’antico.

Un momento fondamentale di questa tradizione è costituito dal catalogo di Anton Maria Zanetti, Delle antiche statue greche e romane (Venezia, 1740–1743), che documenta e seleziona le opere più significative dello statuario pubblico veneziano. I soggetti qui rappresentati si collocano all’interno di questo preciso contesto storico e culturale, confermando la loro appartenenza a un repertorio antiquario riconosciuto e studiato.

Francesco Caucig, pittore di origine goriziana formatosi tra Vienna, Bologna e soprattutto Roma, occupa una posizione di rilievo nel primo Neoclassicismo mitteleuropeo. Sebbene oggi meno noto rispetto ad altri protagonisti del movimento, fu artista colto e aggiornato, profondamente segnato dallo studio diretto della scultura antica, che costituì il fondamento della sua pratica disegnativa.

Le presenti incisioni testimoniano in modo particolarmente significativo questo rapporto con l’antico: esse non si configurano come pedisseque riproduzioni dei modelli, ma come vere e proprie reinterpretazioni. L’antico è qui assunto come modello, ma non come vincolo. Caucig interviene sulla posa, sulla resa anatomica e sull’accentuazione espressiva, traducendo la scultura in un linguaggio più libero e sensibilmente aggiornato.

In particolare, la figura della Leda rivela una lettura che, pur all’interno del registro neoclassico, indulge a una maggiore morbidezza e sensualità, con un accento quasi licenzioso che si discosta dalla neutralità delle tradizionali immagini antiquarie. Più che documentare l’antico, Caucig lo interpreta.

La tecnica dell’acquatinta, impiegata con notevole perizia da Zancon, consente una modulazione tonale continua e una resa morbida dei volumi, particolarmente efficace nel restituire la qualità plastica delle sculture. Il gioco calibrato di luci e ombre accentua la monumentalità delle figure, isolandole in uno spazio essenziale e quasi teatrale.

Le sculture raffigurate sono copie romane da originali ellenistici e risalgono entrambe al II secolo D.C. In seguito alla dispersione storica dello statuario pubblico veneziano, la Leda è oggi conservata  al Museo Archeologico Nazionale di Venezia, mentre il Ganimede è inserito nel percorso espositivo di Palazzo Grimani. Sebbene Francesco Caucig sia autore di un vastissimo corpus di disegni, la sua produzione incisoria risulta estremamente limitata e non riconducibile a serie organiche, come confermato anche dal ridotto nucleo conservato nelle principali raccolte europee. In tale contesto, la collaborazione con l’incisore Gaetano Zancon suggerisce una realizzazione destinata a una circolazione ristretta e colta, piuttosto che a una diffusione editoriale ampia.

Francesco Caucig
(Gorizia 1755 – Vienna 1828)
Gaetano Zancon
(Bassano, 1771 - Milano, 1816-17)

Leda
Ganimede
Statue antiche esistenti nella Pubblica Libreria di S. Marco

1795 circa
Acquetinte in bistro
335 × 240 mm con ampi margini
Francesco Caucig del.; Gaetano Zancon inc.

Rarissima coppia di acquetinte, sconosciute a tutti i repertori consultati, tratte da disegni del pittore neoclassico Francesco Caucig e incise da Gaetano Zancon, raffiguranti due celebri soggetti della statuaria classica allora conservati nello statuario pubblico veneziano presso la Libreria di San Marco.

Le opere si inseriscono nel contesto della tradizione antiquaria della Serenissima, legata alla formazione dello Statuario pubblico costituito a partire dalla donazione della collezione Grimani alla Repubblica nel 1587 e destinato agli spazi della Marciana. Tale raccolta, progressivamente ordinata e studiata, rappresentò per tutto il Settecento uno dei principali centri europei di conoscenza e divulgazione dell’antico.

Un momento fondamentale di questa tradizione è costituito dal catalogo di Anton Maria Zanetti, Delle antiche statue greche e romane (Venezia, 1740–1743), che documenta e seleziona le opere più significative dello statuario pubblico veneziano. I soggetti qui rappresentati si collocano all’interno di questo preciso contesto storico e culturale, confermando la loro appartenenza a un repertorio antiquario riconosciuto e studiato.

Francesco Caucig, pittore di origine goriziana formatosi tra Vienna, Bologna e soprattutto Roma, occupa una posizione di rilievo nel primo Neoclassicismo mitteleuropeo. Sebbene oggi meno noto rispetto ad altri protagonisti del movimento, fu artista colto e aggiornato, profondamente segnato dallo studio diretto della scultura antica, che costituì il fondamento della sua pratica disegnativa.

Le presenti incisioni testimoniano in modo particolarmente significativo questo rapporto con l’antico: esse non si configurano come pedisseque riproduzioni dei modelli, ma come vere e proprie reinterpretazioni. L’antico è qui assunto come modello, ma non come vincolo. Caucig interviene sulla posa, sulla resa anatomica e sull’accentuazione espressiva, traducendo la scultura in un linguaggio più libero e sensibilmente aggiornato.

In particolare, la figura della Leda rivela una lettura che, pur all’interno del registro neoclassico, indulge a una maggiore morbidezza e sensualità, con un accento quasi licenzioso che si discosta dalla neutralità delle tradizionali immagini antiquarie. Più che documentare l’antico, Caucig lo interpreta.

La tecnica dell’acquatinta, impiegata con notevole perizia da Zancon, consente una modulazione tonale continua e una resa morbida dei volumi, particolarmente efficace nel restituire la qualità plastica delle sculture. Il gioco calibrato di luci e ombre accentua la monumentalità delle figure, isolandole in uno spazio essenziale e quasi teatrale.

Le sculture raffigurate sono copie romane da originali ellenistici e risalgono entrambe al II secolo D.C. In seguito alla dispersione storica dello statuario pubblico veneziano, la Leda è oggi conservata  al Museo Archeologico Nazionale di Venezia, mentre il Ganimede è inserito nel percorso espositivo di Palazzo Grimani. Sebbene Francesco Caucig sia autore di un vastissimo corpus di disegni, la sua produzione incisoria risulta estremamente limitata e non riconducibile a serie organiche, come confermato anche dal ridotto nucleo conservato nelle principali raccolte europee. In tale contesto, la collaborazione con l’incisore Gaetano Zancon suggerisce una realizzazione destinata a una circolazione ristretta e colta, piuttosto che a una diffusione editoriale ampia.