Grazie all’iscrizione presente sul retro della tela (“(…) da Zaccaria / in Marzo 1777 Milano”) siamo riusciti a identificare il misterioso autore di questo ritratto di indubbia qualità. Il suo nome è emerso consultando il romanzo “Cento Anni” di Giuseppe Rovani, ambientato a Milano tra il 1750 e il 1850. Il testo, oltre a essere un capolavoro letterario, contiene notizie importanti sull’arte e gli artisti che hanno operato in città durante quei cento anni. In particolare, a pagina 116 tra i pittori che frequentavano lo studio di Francesco Londonio è citato proprio Zaccaria Rossi, “nomi la maggior parte di pittori ignoti a tutti (…) – scrive Rovani qualche riga più sotto – e che non sono registrati in nessuna storia dell’arte; e de’ quali taluno forse sarebbe celebre se fosse nato a Bologna, a Venezia, a Firenze; tanto questa nostra città in talune cose è trascuratissima …”. Oggi come allora, la figura di Zaccaria Rossi, come di tanti altri suoi colleghi, continua ad essere avvolta nel mistero.
Alla sua mano si possono ricondurre soltanto una manciata di ritratti, alcuni conservati alla Ca’ Granda e una coppia passata fugacemente in asta al Ponte qualche anno fa. Il confronto stilistico con questi pochi esempi recuperati conferma quanto riportato sul retro della tela del nostro ovale, anzi l’elegantissimo gentiluomo qui ritratto, dagli occhi glaciali e lo sguardo magnetico, spicca sugli altri per qualità d’esecuzione e resa dei particolari. Come l’intera ritrattistica lombarda di quel periodo, anche Zaccaria Rossi è certamente influenzato dall’esempio di Giacomo Ceruti, che reinterpreta privilegiando la stesura del colore per larghe campiture.

