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Francesco Hayez

(Venezia 1791 – Milano 1882)

Soggetti tratti dall’Ivanhoe romanzo storico di Walter Scott composti e disegnati da Hayez

1828
Litografia su carta cina grigia applicata
628 x 465 mm

Serie completa di 22 litografie edite da Vassalli a Milano con sei ritratti a mezzo busto (Walter Scott, Hayez, Lady Rowena, Rebecca Ivanhoe e Bois-Guilbert) e sedici scene di composizione raggruppate sotto il titolo Soggetti tratti dall’Ivanhoe romanzo storico di Walter Scotte composti e disegnati da Hayez. Sotto le composizioni i nomi delle persone ritratte e più sotto le citazioni dei passi che hanno ispirato l’autore tratte dall’edizione milanese dell’Ivanhoe del 1822 (W. Scott, Ivanhoe ossia Il Ritorno del Crociato di Walter Scott volgarizzato dal Professore Gaetano Barbieri, Milano, Ferrario, 1822, 4 vol.) edita dal Ferrario, che aveva iniziato a pubblicare proprio in quell’anno la traduzione italiana dei romanzi di Walter Scott, e da quella di Edimburgo del 1820 (Sir W. Scott. Ivanhoe. Edinburgh: for Archibald Constable and Co. and Hurst, Robinson, and Co., 1820. 3 vol.).

Questa serie è stata rilegata all’epoca intercalando una carta bianca fra una litografia e l’altra. Legatura in mezza pelle con fregi in oro, piatti in percallina grigia, dorso con fregi in oro. Ottime impressioni fresche e marginose. Qualche traccia di foxing dovuta alla qualità della carta, la sola litografia con Isaac e Ivanhoe presenta l’angolo inferiore destro del foglio di cina ripiegato e una piccola mancanza al margine inferiore bianco. Tutte le tavole recano il timbro a secco con il monogramma di Hayez, “FH”. Fernando Mazzocca, massimo studioso dell’artista, ricorda che il timbro è presente solo nelle prove migliori della prima edizione.

Esistono solo pochi esemplari giunti fino a noi completi e in rilegatura dell’epoca. In Italia sono note soltanto due copie, una alla Raccolta Bertarelli di Milano (Vol. GG. 19), e una alla Collezione Davoli di Reggio Emilia; Worldcat segnala un solo esemplare fuori dall’Italia, alla Herzogin Anna Amalia Library di Weimar.

Hayez con l’Ivanhoe si fece interprete della diffusione in Lombardia di generi letterari e iconografici nuovi, quali il romanzo storico influenzato dalla moda di importazione francese del troubadour e, appunto, dal medievalismo immaginario inglese di Walter Scott. A partire dagli anni Venti dell’Ottocento Walter Scott conobbe in Italia un successo vastissimo e duraturo, diventando uno degli autori stranieri più letti e ammirati del secolo. I suoi romanzi storici, come Ivanhoe e Waverley, furono tradotti e pubblicati con grande rapidità già a partire dagli anni Venti, incontrando l’entusiasmo di un pubblico affascinato dalle atmosfere medievali, cavalleresche e patriottiche. La sua capacità di intrecciare vicende private e grandi eventi storici offrì un modello narrativo nuovo, che influenzò profondamente la nascita del romanzo storico italiano e lasciò un segno evidente anche nell’opera di Alessandro Manzoni. Scott non fu soltanto uno scrittore di successo, ma un vero fenomeno culturale: le sue opere circolarono in edizioni di pregio e in versioni popolari, vennero adattate per il teatro e ispirarono pittori e incisori, tra cui appunto Francesco Hayez, contribuendo a diffondere un immaginario romantico fondato sul recupero del Medioevo e sul sentimento nazionale. In un’Italia ancora frammentata politicamente, i suoi romanzi offrirono anche un modello di narrazione storica capace di alimentare ideali identitari e patriottici. Il nome di Walter Scott divenne in Italia quasi sinonimo stesso di “romanzo storico”, segnando in modo profondo il gusto letterario e artistico dell’età romantica.

L’Ivanhoe illustrato da Hayez si colloca in un passaggio chiave di opposizione al ricorso alla mitologia, alla bellezza esteriore ed ideale, allo storicismo celebrativo propri del classicismo e dell’accademismo, per porsi invece sulla linea di un recupero di un passato primitivo e originario in cui la bellezza è quella concreta dei sentimenti e delle tensioni ideali umane, in cui le figure storiche risultano sottratte alla dimensione aulica per essere colte invece in quella sfera familiare e privata che rivela tratti comuni a quella dei personaggi della vita attuale e reale.

L’opera fu pubblicata in quattro fascicoli (1828-1829) e la sua uscita fu annunciata dal Manifesto d’associazione dell’8 febbraio 1828. Per la sua realizzazione Hayez fu impegnato per molti mesi. Le prime sei tavole furono esposte a Brera nel 1828 ed ebbero grande successo per l’altissimo livello tecnico e formale e per la varietà di iconografia e composizione. L’opera fu lodata tra gli altri in un articolo sulla litografia milanese comparso sulla «Biblioteca Italiana» (XLIX, 1828) firmato da Robustiano Gironi, dove viene espresso il più entusiastico consenso per le illustrazioni dell’Ivanhoe che “non hanno che invidiare alle più belle opere uscite dalle oltramontane litografie [..] l’Hayez e per lo stile e per l’effetto delle tinte e dei chiaroscuri e pel facile maneggio della matita è tra i nostri disegnatori forse colui che nel genere delle composizioni storiche e figurate potrà meglio raggiungere la meta”. La serie di litografie contribuì sia alla diffusione del romanzo sia alla fortuna iconografica dell’Ivanhoe nelle arti figurative.

Francesco Hayez è stato il massimo interprete del Romanticismo storico in Italia, capace di fondere rigore accademico e passione narrativa in una pittura di straordinaria intensità. Formatosi tra Venezia e Roma, assimilò la lezione neoclassica per trasformarla in un linguaggio nuovo, vibrante e patriottico. Stabilitosi a Milano, divenne il punto di riferimento dell’ambiente culturale lombardo durante il Risorgimento. Le sue grandi tele storiche seppero incarnare ideali di libertà e identità nazionale con raffinata eleganza formale. Accanto alla pittura di storia, rinnovò il ritratto ottocentesco, conferendogli introspezione psicologica e nobiltà morale. La sua tecnica impeccabile, il disegno limpido e l’uso teatrale della luce gli valsero fama europea. Opere come Il Bacio divennero autentiche icone dell’immaginario romantico italiano. Come docente all’Accademia di Brera, formò generazioni di artisti influenzando profondamente il gusto del secolo. Con la sua lunga carriera, Hayez elevò la pittura italiana a protagonista della cultura romantica europea.

Hayez fu anche un litografo raffinato e innovativo, tra i primi in Italia a comprendere le potenzialità artistiche di questa tecnica moderna. Negli anni Venti dell’Ottocento, in un momento in cui la litografia era ancora agli inizi a Milano, egli ne fece uno strumento espressivo autonomo. La serie dedicata all’Ivanhoe di Walter Scott rappresenta il vertice della sua produzione grafica. In queste tavole seppe tradurre il pathos romantico in un magistrale gioco di chiaroscuro, sfruttando le possibilità tonali della pietra litografica. Il segno, morbido ma incisivo, rivela la sua formazione accademica e insieme una sensibilità narrativa modernissima. Le sue composizioni mostrano equilibrio classico e tensione drammatica, dimostrando come la litografia potesse raggiungere livelli qualitativi vicini alla pittura.

Bibliografia

G.K. Nagler, , Neues allgemeines Künstler-Lexicon; oder Nachrichten von dem Leben und den Werken der Maler, Bildhauer, Baumeister, Kupferstecher, Formschneider, Lithographen, Zeichner, Medailleure, Elfenbeinarbeiter, etc., Vol. VI (Haspel — Keym), München, E. A. Fleischmann, 1838, p. 365; A. Calabi, Saggio sulla litografia di Francesco Hayez, Milano, Tip. del Popolo d’Italia, 1923, pp. 24 e segg.; F. Mazzocca, L’illustrazione romantica, in Storia dell’arte italiana, III, Situazioni, monumenti, indagini, vol. II: Grafica e immagine, II: Illustrazione, Einaudi, Torino 1981, pp. 321–419; F. Mazzocca, M.C. Gozzoli, a cura di, Hayez, catalogo della mostra, Milano, Palazzo Reale Sala delle Cariatidi, Accademia Pinacoteca Biblioteca di Brera, novembre 1983 – febbraio 1984, Electa, Milano 1983, n. 198; Dall’incisione alla litografia; Hayez litografo: la serie dell'”Ivanhoe” e altre prove litografiche, a cura di M. Jona, Milano 1990; F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, Federico Motta Editore, Milano 1994; F. Mazzocca, Scritti d’arte del primo Ottocento, in La letteratura italiana. Storia e testi, vol. 73, Ricciardi, Milano – Napoli 1998, pp. 809–857.

Francesco Hayez

Soggetti tratti dall’Ivanhoe romanzo storico di Walter Scott composti e disegnati da Hayez

1828
Litografia su carta cina grigia applicata
628 x 465 mm

Serie completa di 22 litografie edite da Vassalli a Milano con sei ritratti a mezzo busto (Walter Scott, Hayez, Lady Rowena, Rebecca Ivanhoe e Bois-Guilbert) e sedici scene di composizione raggruppate sotto il titolo Soggetti tratti dall’Ivanhoe romanzo storico di Walter Scotte composti e disegnati da Hayez. Sotto le composizioni i nomi delle persone ritratte e più sotto le citazioni dei passi che hanno ispirato l’autore tratte dall’edizione milanese dell’Ivanhoe del 1822 (W. Scott, Ivanhoe ossia Il Ritorno del Crociato di Walter Scott volgarizzato dal Professore Gaetano Barbieri, Milano, Ferrario, 1822, 4 vol.) edita dal Ferrario, che aveva iniziato a pubblicare proprio in quell’anno la traduzione italiana dei romanzi di Walter Scott, e da quella di Edimburgo del 1820 (Sir W. Scott. Ivanhoe. Edinburgh: for Archibald Constable and Co. and Hurst, Robinson, and Co., 1820. 3 vol.).

Questa serie è stata rilegata all’epoca intercalando una carta bianca fra una litografia e l’altra. Legatura in mezza pelle con fregi in oro, piatti in percallina grigia, dorso con fregi in oro. Ottime impressioni fresche e marginose. Qualche traccia di foxing dovuta alla qualità della carta, la sola litografia con Isaac e Ivanhoe presenta l’angolo inferiore destro del foglio di cina ripiegato e una piccola mancanza al margine inferiore bianco. Tutte le tavole recano il timbro a secco con il monogramma di Hayez, “FH”. Fernando Mazzocca, massimo studioso dell’artista, ricorda che il timbro è presente solo nelle prove migliori della prima edizione.

Esistono solo pochi esemplari giunti fino a noi completi e in rilegatura dell’epoca. In Italia sono note soltanto due copie, una alla Raccolta Bertarelli di Milano (Vol. GG. 19), e una alla Collezione Davoli di Reggio Emilia; Worldcat segnala un solo esemplare fuori dall’Italia, alla Herzogin Anna Amalia Library di Weimar.

Hayez con l’Ivanhoe si fece interprete della diffusione in Lombardia di generi letterari e iconografici nuovi, quali il romanzo storico influenzato dalla moda di importazione francese del troubadour e, appunto, dal medievalismo immaginario inglese di Walter Scott. A partire dagli anni Venti dell’Ottocento Walter Scott conobbe in Italia un successo vastissimo e duraturo, diventando uno degli autori stranieri più letti e ammirati del secolo. I suoi romanzi storici, come Ivanhoe e Waverley, furono tradotti e pubblicati con grande rapidità già a partire dagli anni Venti, incontrando l’entusiasmo di un pubblico affascinato dalle atmosfere medievali, cavalleresche e patriottiche. La sua capacità di intrecciare vicende private e grandi eventi storici offrì un modello narrativo nuovo, che influenzò profondamente la nascita del romanzo storico italiano e lasciò un segno evidente anche nell’opera di Alessandro Manzoni. Scott non fu soltanto uno scrittore di successo, ma un vero fenomeno culturale: le sue opere circolarono in edizioni di pregio e in versioni popolari, vennero adattate per il teatro e ispirarono pittori e incisori, tra cui appunto Francesco Hayez, contribuendo a diffondere un immaginario romantico fondato sul recupero del Medioevo e sul sentimento nazionale. In un’Italia ancora frammentata politicamente, i suoi romanzi offrirono anche un modello di narrazione storica capace di alimentare ideali identitari e patriottici. Il nome di Walter Scott divenne in Italia quasi sinonimo stesso di “romanzo storico”, segnando in modo profondo il gusto letterario e artistico dell’età romantica.

L’Ivanhoe illustrato da Hayez si colloca in un passaggio chiave di opposizione al ricorso alla mitologia, alla bellezza esteriore ed ideale, allo storicismo celebrativo propri del classicismo e dell’accademismo, per porsi invece sulla linea di un recupero di un passato primitivo e originario in cui la bellezza è quella concreta dei sentimenti e delle tensioni ideali umane, in cui le figure storiche risultano sottratte alla dimensione aulica per essere colte invece in quella sfera familiare e privata che rivela tratti comuni a quella dei personaggi della vita attuale e reale.

L’opera fu pubblicata in quattro fascicoli (1828-1829) e la sua uscita fu annunciata dal Manifesto d’associazione dell’8 febbraio 1828. Per la sua realizzazione Hayez fu impegnato per molti mesi. Le prime sei tavole furono esposte a Brera nel 1828 ed ebbero grande successo per l’altissimo livello tecnico e formale e per la varietà di iconografia e composizione. L’opera fu lodata tra gli altri in un articolo sulla litografia milanese comparso sulla «Biblioteca Italiana» (XLIX, 1828) firmato da Robustiano Gironi, dove viene espresso il più entusiastico consenso per le illustrazioni dell’Ivanhoe che “non hanno che invidiare alle più belle opere uscite dalle oltramontane litografie [..] l’Hayez e per lo stile e per l’effetto delle tinte e dei chiaroscuri e pel facile maneggio della matita è tra i nostri disegnatori forse colui che nel genere delle composizioni storiche e figurate potrà meglio raggiungere la meta”. La serie di litografie contribuì sia alla diffusione del romanzo sia alla fortuna iconografica dell’Ivanhoe nelle arti figurative.

Francesco Hayez è stato il massimo interprete del Romanticismo storico in Italia, capace di fondere rigore accademico e passione narrativa in una pittura di straordinaria intensità. Formatosi tra Venezia e Roma, assimilò la lezione neoclassica per trasformarla in un linguaggio nuovo, vibrante e patriottico. Stabilitosi a Milano, divenne il punto di riferimento dell’ambiente culturale lombardo durante il Risorgimento. Le sue grandi tele storiche seppero incarnare ideali di libertà e identità nazionale con raffinata eleganza formale. Accanto alla pittura di storia, rinnovò il ritratto ottocentesco, conferendogli introspezione psicologica e nobiltà morale. La sua tecnica impeccabile, il disegno limpido e l’uso teatrale della luce gli valsero fama europea. Opere come Il Bacio divennero autentiche icone dell’immaginario romantico italiano. Come docente all’Accademia di Brera, formò generazioni di artisti influenzando profondamente il gusto del secolo. Con la sua lunga carriera, Hayez elevò la pittura italiana a protagonista della cultura romantica europea.

Hayez fu anche un litografo raffinato e innovativo, tra i primi in Italia a comprendere le potenzialità artistiche di questa tecnica moderna. Negli anni Venti dell’Ottocento, in un momento in cui la litografia era ancora agli inizi a Milano, egli ne fece uno strumento espressivo autonomo. La serie dedicata all’Ivanhoe di Walter Scott rappresenta il vertice della sua produzione grafica. In queste tavole seppe tradurre il pathos romantico in un magistrale gioco di chiaroscuro, sfruttando le possibilità tonali della pietra litografica. Il segno, morbido ma incisivo, rivela la sua formazione accademica e insieme una sensibilità narrativa modernissima. Le sue composizioni mostrano equilibrio classico e tensione drammatica, dimostrando come la litografia potesse raggiungere livelli qualitativi vicini alla pittura.

Bibliografia

G.K. Nagler, , Neues allgemeines Künstler-Lexicon; oder Nachrichten von dem Leben und den Werken der Maler, Bildhauer, Baumeister, Kupferstecher, Formschneider, Lithographen, Zeichner, Medailleure, Elfenbeinarbeiter, etc., Vol. VI (Haspel — Keym), München, E. A. Fleischmann, 1838, p. 365; A. Calabi, Saggio sulla litografia di Francesco Hayez, Milano, Tip. del Popolo d’Italia, 1923, pp. 24 e segg.; F. Mazzocca, L’illustrazione romantica, in Storia dell’arte italiana, III, Situazioni, monumenti, indagini, vol. II: Grafica e immagine, II: Illustrazione, Einaudi, Torino 1981, pp. 321–419; F. Mazzocca, M.C. Gozzoli, a cura di, Hayez, catalogo della mostra, Milano, Palazzo Reale Sala delle Cariatidi, Accademia Pinacoteca Biblioteca di Brera, novembre 1983 – febbraio 1984, Electa, Milano 1983, n. 198; Dall’incisione alla litografia; Hayez litografo: la serie dell'”Ivanhoe” e altre prove litografiche, a cura di M. Jona, Milano 1990; F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, Federico Motta Editore, Milano 1994; F. Mazzocca, Scritti d’arte del primo Ottocento, in La letteratura italiana. Storia e testi, vol. 73, Ricciardi, Milano – Napoli 1998, pp. 809–857.