Rarissima e importante raccolta di tavole anatomiche composta da frontespizio tipografico, dedica a Pompeo Marchesi in litografia, XX tavole numerate fuori testo, accompagnate da annotazioni descrittive di varia estensione ed espertamente colorate all’acquerello all’epoca (in ottime condizioni generali, con rare lievi fioriture, tracce di polvere e alcuni piccoli strappetti marginali). Conservata la brossura editoriale (parti marginali abilmente restaurate) in carta leggera con titolo e impressioni litografiche al piatto anteriore. Esemplare in barbe.
Le tavole derivano da un nucleo organico di studi anatomici eseguiti dall’artista milanese Giuseppe Bossi, in compagnia dell’amico Gaetano Cattaneo durante il suo soggiorno romano, tra il 1795 e il 1796: “in quel medesimo periodo di tempo egli intraprese uno studio di anatomia sui cadaveri nell’ospitale della Consolazione, disegnando in grandezza naturale le varie parti del corpo umano a due lapis, imitanti il vario colore dei muscoli e dei tendini (…)” riferisce il Cattaneo, che ricorda come prima di cimentarsi in questa impresa si era appassionato alla copia di “molte estremità” da dipinti di Raffaello e, risalgono all’anno 1796, due disegni di gambe (una veduta laterale e una veduta posteriore) copiate dalla Flagellazione di Sant’Andrea del Domenichino, nei quali è particolarmente evidente l’attenzione al dettaglio anatomico. Questo corpus, costituito da circa trenta fogli, fu successivamente trasferito a Milano e fatto adottare dallo stesso Bossi, divenuto Segretario dell’Accademia di Brera, come materiale didattico.
In questo contesto, l’interesse di Bossi per l’anatomia si lega anche alla più ampia riscoperta della tradizione leonardesca nella Milano tra Sette e Ottocento, di cui egli fu uno dei principali interpreti; i suoi studi sulla figura umana si inseriscono infatti in quella linea di ricerca che, a partire da Leonardo, pone l’analisi del corpo come fondamento della rappresentazione artistica.
I disegni furono concepiti per la formazione degli allievi dell’Accademia e venivano utilizzati non nella Scuola di Anatomia ma in quella di Elementi di Figura, dove permettevano la comparazione tra struttura anatomica e resa del corpo nelle accademie di nudo, diventando uno strumento centrale per la comprensione della “macchina umana” in senso figurativo. Oltre a questi disegni il Bossi ne eseguì altri in un periodo posteriore, che sono conservati alla Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano: uno di questi (studio anatomico di un cavallo, n. B 412) reca il luogo e la data «Milano 8 gennaio 1811
A partire da questo corpus, nel 1839 gli allievi Carlo Porro e Francesco Corbetta, sotto la direzione del pittore Giuseppe Sogni, titolare della cattedra di Elementi di Figura, e di Giovanni Servi, professore aggiunto, promossero la traduzione litografica di 20 disegni, dando origine alla presente pubblicazione. La serie non riproduce integralmente il corso originario, ma ne seleziona un nucleo di studi, organizzati in tavole che combinano, secondo un criterio didattico estremamente moderno, la rappresentazione miologica e quella osteologica, talvolta affiancate nella stessa pagina, offrendo così una lettura completa della struttura corporea.
L’opera rappresenta quindi la trasformazione di un fondamentale strumento didattico interno all’Accademia in un progetto editoriale autonomo, capace di conservare l’immediatezza analitica dei disegni originali grazie alla tecnica litografica, particolarmente adatta alla resa del segno.
























