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Natale Morzenti

(Silvano d'Orba, AL 1885 - Martinengo, BG 1947)

Autoritratto

1915 circa
Olio su tela
50 x 30 cm
Firmato in basso a destra “Morzenti”

La pittura di Natale Morzenti sfugge a ogni tipo di classificazione e si mantiene distante dai movimenti artistici che hanno caratterizzato l’arte italiana nei primi decenni del Novecento. I suoi lavori esprimono una poetica “disperata e dolentissima”, frutto della sua sfortunata vicenda umana e artistica.

Allievo di Ponziano Loverini all’Accademia Carrara, nonostante la partecipazione ad alcune rassegne nazionali, come l’Esposizione Nazionale di Brera (1912), la Permanente di Milano (1916), due importanti mostre a Roma, con una entusiastica recensione di Carlo Carrà nel 1925, e la Biennale di Venezia nel 1928, la vita artistica di Morzenti rimane ancorata alla provincia bergamasca e il suo sguardo costantemente rivolto a un’umanità silenziosa, alla fatica di vivere, alle piccole cose, alla solitudine. Su tutto, Morzenti stende il suo velo di struggente malinconia, intriso di una tavolozza quasi monocroma fatta di ocra e terre, come in questo intenso autoritratto caratterizzato da una potente espressività e da un’intensità rara, dove l’espressione beffarda in un impeto di amor proprio sembra prendersi gioco di quegli ambienti artistici dai quali, nonostante l’impegno della sua mecenate Costanza Bonduri, rimase sempre escluso.

Bibliografia

AA.VV., I pittori bergamaschi dell’Ottocento. La generazione del Novecento, vol. IV, Bergamo 1993, p. 279; Silvia Millesi (a cura di), Natale Morzenti. L’immagine rivelata, catalogo della mostra, Bergamo 1997.

Natale Morzenti

Autoritratto

1915 circa
Olio su tela
50 x 30 cm
Firmato in basso a destra “Morzenti”

La pittura di Natale Morzenti sfugge a ogni tipo di classificazione e si mantiene distante dai movimenti artistici che hanno caratterizzato l’arte italiana nei primi decenni del Novecento. I suoi lavori esprimono una poetica “disperata e dolentissima”, frutto della sua sfortunata vicenda umana e artistica.

Allievo di Ponziano Loverini all’Accademia Carrara, nonostante la partecipazione ad alcune rassegne nazionali, come l’Esposizione Nazionale di Brera (1912), la Permanente di Milano (1916), due importanti mostre a Roma, con una entusiastica recensione di Carlo Carrà nel 1925, e la Biennale di Venezia nel 1928, la vita artistica di Morzenti rimane ancorata alla provincia bergamasca e il suo sguardo costantemente rivolto a un’umanità silenziosa, alla fatica di vivere, alle piccole cose, alla solitudine. Su tutto, Morzenti stende il suo velo di struggente malinconia, intriso di una tavolozza quasi monocroma fatta di ocra e terre, come in questo intenso autoritratto caratterizzato da una potente espressività e da un’intensità rara, dove l’espressione beffarda in un impeto di amor proprio sembra prendersi gioco di quegli ambienti artistici dai quali, nonostante l’impegno della sua mecenate Costanza Bonduri, rimase sempre escluso.

Bibliografia

AA.VV., I pittori bergamaschi dell’Ottocento. La generazione del Novecento, vol. IV, Bergamo 1993, p. 279; Silvia Millesi (a cura di), Natale Morzenti. L’immagine rivelata, catalogo della mostra, Bergamo 1997.