Il nucleo di disegni qui descritto, oltre a rappresentare una significativa aggiunta alla produzione grafica di Teodoro Matteini, riveste un particolare interesse in quanto documenta l’esordio nella pratica incisoria da parte dell’artista. che si cimentò nella traduzione in immagini dei versi più significativi de “La Pronea”, il poema encomiastico che Melchiorre Cesarotti dedicò a Napoleone e alla sua epopea[1]. Questi fogli rappresentano un momento cruciale e ancora poco indagato nell’attività di Teodoro Matteini: il suo consapevole ingresso nella pratica incisoria.
L’impresa di Matteini nel suo dispiegarsi si trasforma in un eccezionale affresco del periodo neoclassico veneto coinvolgendo i suoi più grandi protagonisti in un fitto intreccio tra arte e letteratura sotto l’egida dei potenti mecenati padovani De Lazara. Fu proprio il protettore dell’artista Giovanni De Lazara ad incoraggiare l’incontro con Cesarotti che fu suggellato dall’esecuzione da parte di Matteini del famoso ritratto del poeta poi inciso dal Rosaspina. Una consuetudine, quella tra il pittore e il letterato, che si andò consolidando nel tempo, come dimostra la scelta per il battesimo nell’arte dell’incisione caduta proprio su un’opera del Cesarotti e l’attiva partecipazione di quest’ultimo nella definizione dei soggetti dei disegni preparatori[2] (soltanto uno dei nove fogli qui presentati fu escluso dalla selezione per la stampa).
Matteini adottò un “tipo di disegno che, privilegiando la forza astraente più funzionale e più pura del contorno, definisce nella sua essenzialità l’immagine in uno spazio prospettico e bidimensionale”[3] riscoprendo i Primitivi. Alla maniera di Flaxman e Sabatelli, adeguò uno stile in realtà modernissimo al racconto dell’attualità delle imprese napoleoniche.
In questo contesto, Matteini affronta l’incisione non come pratica accessoria, ma come un vero e proprio terreno di sperimentazione linguistica. I disegni testimoniano un deciso mutamento di registro: la forma si semplifica, il chiaroscuro si riduce e l’immagine si costruisce attraverso un segno netto e continuo, al puro contorno.
“La sua origine va ricercata nella traduzione grafica degli eruditi repertori settecenteschi di monete, cammei, gemme e pittura vascolare. L’amore per quest’ultima alimentò il sogno dell’Antico di tanti artisti neoclassici che usarono la semplificazione lineare «per sfogare anche nella pittura l’entusiasmo per la severità neodorica”[4].
Nella fase successiva, che coincide con il delicato passaggio del trasferimento dei disegni sulla lastra, entra in scena nella vicenda Antonio Canova a cui l’artista toscano si rivolge con continuità per ricevere preziosi consigli per quanto concerne lo stile e la tecnica incisoria. Ne nasce un fitto carteggio in cui Canova, nonostante i molti impegni da sostenere, si mostra molto disponibile nei confronti dell’amico desideroso di carpire i segreti del nuovo mezzo espressivo e orienta Matteini nella definizione di uno stile più severo e idealizzato, adeguato alla natura elevata e celebrativa del soggetto (per il carteggio si veda N. Gori Bucci, Il pittore Teodoro Matteini (1754-1831), Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2006, p. 116-118, per l’opera in generale: ibidem, pp. 272-273).
La serie, pubblicata a partire dal 1808 e concepita come un articolato commento visivo ai versi del Cesarotti, rimase incompiuta, probabilmente in seguito al mutare del contesto politico. Molto rara a trovarsi completa delle 24 tavole, per le personalità che parteciparono alla sua realizzazione, rappresenta una sorta di manifesto del neoclassicismo veneto.
[1] “Il componimento poetico di Melchiorre Cesarotti, l’ultimo di una carriera umanistica di respiro europeo, è il resoconto degli eventi coevi, dall’esordio di Napoleone alla pace di Tilsit, strutturato come visione rivelatrice, sul modello della moderna letteratura visionaria. Il poeta senex mette in carta il dettato immaginario di Pronea (Πρόνοια, ‘provvidenza’ e ‘previdenza’) privilegiando una rilettura della storia in chiave provvidenzialistica: con l’occhio alla tradizione termidoriana francese, gli eventi dell’Ottantanove e lo spargimento di sangue che ne è conseguito diventano momento contingente di martirio collettivo funzionale alla redenzione sociale e politica per opera di Napoleone” (S. Puggioni, Per l’edizione della “Pronea” di Cesarotti, in “I cantieri dell’italianistica. Ricerca, didattica e organizzazione agli inizi del XXI secolo”, Roma, Adi editore, 2016.
[2] “L’invenzione dei quadri fu dall’autore concertata con me: io n’ho veduto alcuni abbozzi che mi parvero felici (…)” (Dell’Epistolario di Melchiorre Cesarotti, Pisa, Niccolò Capurro, 1813, Tomo IV, p. 119.
[3] N. Gori Bucci, Il pittore Teodoro Matteini (1754-1831), Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2006, p. 115.
[4] Ibidem, p. 115.










