Tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, l’incisione continua a essere uno dei principali strumenti di diffusione delle immagini, accompagnando da vicino la circolazione e la trasformazione del linguaggio figurativo.
Stampe d’arte e incisioni antiche
Le stampe d’arte che riproducono le opere dei grandi maestri vengono chiamate incisioni di traduzione e, oltre a rendere accessibili queste invenzioni a un pubblico più ampio, permettono di seguire nel tempo la fortuna di alcuni dei protagonisti della stagione neoclassica. Non è raro, infatti, che opere di artisti come Giuseppe Bossi e Andrea Appiani vengano tradotte in lastra anche a distanza di anni, segno di una ricezione ancora viva e di un prestigio che continua a rinnovarsi.
Accanto a queste, si incontrano incisioni d’invenzione, in cui il segno inciso non si limita a trascrivere un modello preesistente, ma costruisce direttamente l’immagine, spesso attraverso una maggiore libertà interpretativa, già sensibile a quella diversa attenzione al racconto e all’espressione che caratterizzerà la cultura romantica. In questo contesto si colloca anche il contributo di Francesco Hayez, che tra i primi in Italia si misura con la litografia, riconoscendone le potenzialità in una fase ancora iniziale della sua diffusione e utilizzandola come mezzo capace di restituire, con immediatezza, il carattere narrativo delle sue composizioni.
Le incisioni qui presentate permettono così di avvicinarsi a un versante meno noto dell’attività di questi artisti – quello delle stampe antiche – ma fondamentale per comprendere la diffusione e la durata del loro linguaggio nel passaggio dalla cultura neoclassica alla sensibilità romantica.

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